Big Data e
Sentiment Analyst

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… è tempo di prendere fiato e fermarmi perché ho bisogno di fare chiarezza su un concetto un poco sconosciuto ma ormai tanto diffuso: Big Data! Il tempo è arrivato: fermato / informato / documentato ed ho capito quale è il significato racchiuso in questo concetto all’apparenza enorme. Sono sempre più convinto che il sapere va condiviso per creare un Network intelligente e se tutti crediamo in questa teoria, è bene che usciamo dal nostro io – dai nostri modi di ragionamento a volte ottusi e cominciamo a fare share di informazioni.

Con il concetto di Big Data si intende fare analisi di una grande quantità di informazioni come – ad esempio – analisi di testi o di conversazioni email. Spesso l’analisi viene applicata a quantità di informazioni non ancora strutturate ma come è noto, per fare un’analisi, servono dati. Importante non è capire da dove questi dati arrivano ma come trattarli così da trarne un significato nonostante la quantità e la confusione. Uno dei Case Study potrebbe essere Groupon: cercare di capire quali sono le necessità dei clienti guardando oltre le inserzioni e le vendite ma focalizzando l’attenzione al comportamento degli utenti online e di come gli stessi si muovono all’interno dei portali… Si può parlare anche di Sentiment Analyst?

Si, si può parlare di Sentiment Analyst ovvero “l’ascolto di quello che gli utenti pensano e la rielaborazione delle informazioni” racconta Iacus. Parliamo quindi di analizzare le opinioni e le idee tali da ottenere campioni ampi traducendo poi il tutto nell’analisi dei Big Data. Interessante! Sentiment Analyst è anche entrare nel dettaglio dell’opinione: positiva o negativa? E da qui scendere nel cuore del grado di felicità su un definito e determinato tema / in questo modo, servendosi dell’elaborazione a statistiche di natura economica, siamo in grado di interpretare il grado di benessere della nostra società: una sfida se si pensa all’utilizzo e a come vengono utilizzati i Social Network. L’apertura di un mondo che va al di là delle nostre misere conoscenze e dei nostri scarsi modi di utilizzo del mondo Digital.

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Riepilogando, i nostri comportamenti offline e ancor di più online sono oggetto di analisi e studi: dalla navigazione di un sito, all’acquisto che facciamo, a quali prodotti sono di nostro interesse; si tratta di informazioni preziose per le aziende che lavorano digital nel web, online: i Big Data, sono i dati dell’era Digitale!

Da una ricerca, risulta che i dati siano di prime, seconde e terze parti … ma cosa significa?

  • _dati di prime parti
    Ritenuta la categoria importante, principale. I dati di prime parti, sono i dati dei clienti [CRM], dati relativi al Web Site, dati delle vendite. Con l’avvento di servizi SaaS in CRM e Digita Analytics, i dati di prime parti integrano anche i dati di seconde parti perché condivisi con i Partner (che ne detengono la “proprietà” con livelli di accesso in funzione del servizio – il vendor)

  • _dati di seconde parti
    La caratteristica principale, è la proprietà (Partner) che garantisce lo sharing in funzione del livello di servizio: verso il Digital e la diffusione dei Social Network. I dati si incrociano quindi tra Vendor (proprietario della piattaforma) e Enterprise evidenziando una presenza di difficoltà tra la condivisione di diverse piattaforme. Entrano poi in gioco i Social Network e quindi le piattaforme social dove avviene la fusione di dati di prime parti con dati di seconde parti; si pensi – ad esempio – alla gestione dei servizi di CRM di un’azienda dove lo “scambio” non avviene quasi più in un ambiente di proprietà dell’azienda stessa …

  • _dati di terze parti
    Sono dati acquistati dall’Enterprise per specifici scopi come per esempio, in ambito marketing, le caratteristiche demografiche di un certo audience. Il dato, però, rimane in possesso del proprietario del Network e all’Enterprise viene riservato un accesso limitato per quanto definito nel livello di servizio.

L’Enterprise, in tutto questo, raccoglie dei benefici in quanto ha tutte le carte in regola per la costruzione di una Roadmap “in cui l’obiettivo non è la proprietà di dati ma la disponibilità e la condivisione degli stessi all’interno dell’azienda e verso i propri Partner così da salvaguardare le policy ed esser così in grado di agire in funzione degli stessi

Quanto citato sopra, ci da l’idea del modo in cui i Big Data stanno cambiando o potrebbero cambiare la psicologia, la sociologia, le scienze politiche senza annullarle ma dando ancora di più informazioni ed entrare nello specifico, nel dettaglio: da un lato l’utilizzo e il riutilizzo di migliaia di dati con cui ogni secondo ci troviamo ad avere a che fare e dall’altro la possibilità di osservare e misurare il comportamento dell’essere umano senza bisogno di fare domande dirette ma analizzando le tracce che le persone / gli utenti, lasciano all’interno del Network.

Big Data: era Digitale!

VERSO LA POSSIBILITA’ DI RACCOGLIERE INFORMAZIONI COMPORTAMENTALI
SENZA RICORRERE A CAMPIONI UMANI … [the future!]

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Quali sono gli insegnamenti … che mi porto a casa?

L’introduzione di sistemi che si occupano di analizzare grandi quantità di dati, porta le aziende non solo a cambiare mentalità e comportamento ma anche servizi e cercare di adattarli e costruirli ad hoc secondo le richieste e le esigenze dei consumatori.

W i Big Data … e lo sharing di idee e informazioni!
Fabio

 


 Fonti e Link

Il Web: no limits …

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On 6 Febbraio 2015
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