Impara a scoprire il perché

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“Il ‘come’ è facile: impara a scoprire il ‘perché’”

Parliamo di corse per raggiungere quotidianamente risultati.
Parliamo di business, di KPI.
Parliamo di come stringere partnership invece di approfondire conoscenze e instaurare rapporti, veri.

Perché?

Oggi ho finalmente (ri)abbracciato Filippo Scorza, una persona, un Amico … un grande.

Spesso abbiamo paura, o forse non abbiamo il coraggio, di abbracciare le persone, di dare una stretta di mano di quelle forti, di dedicare loro il nostro tempo e fermarci perché sempre presi con questi ‘diavoli’ di calendari che sono arrivati a sostituire i nostri neuroni fregandoci il bello di gustare ogni singolo attimo, momento.

Ci viene più comodo, invece, dedicare il nostro tempo ai personaggi che il mercato ci segnala e suggerisce come importanti e potenziali clienti, perché portatori di soldi. Ci innamoriamo quindi dell’abito, ma non di chi sta sotto … o addirittura del sarto. Spesso di colleghiamo a persone con un job-title figo dimenticandoci di spostare lo sguardo più in alto e guardare la foto. Assurdo! Perché basta poi un attimo, qualche secondo: basta che quel ‘qualcuno’ cade dal piedistallo … e per noi rimane il vuoto, il nulla, nessuno.

 

“Prendere una pausa dalla mia vita lavorativa è stata la scelta migliore che potessi fare perché mi ha permesso di scoprire una nuova parte di me”
– Filippo 

 

 

Abbiamo dimenticato, quindi, che dietro ogni cosa esiste una persona.

Ho avuto la fortuna di conoscere Filippo circa 2 anni fa, più o meno. Mi ricordo ancora: stavo facendo scouting delle startup dei casi di successo da invitare ad un evento aziendale con lo scopo di portare a respirare aria nuova il top management uscendo dai soliti schemi tristi, bianchi, senza un colore.

Già, perché per me colorare ogni giorno è importante! E oggi con Filippo, ho (ri)scoperto l’azzurro: l’apertura del cielo, l’aria di una rinascita, la possibilità di tracciare con il bianco una strada facendola risaltare. Basta pensare alle scie (di cui non sono a conoscenza del loro termine tecnico…) che lasciano gli aerei su quell’azzurro – non vi siete mai posizionati con il naso all’insù per guardarli!? Semplicemente: bello!

Filippo, quel lontano lunedì di 2 anni fa, ha fatto il suo pitch all’evento.
Mi hanno molto colpito la sua tranquillità nel raccontare il suo progetto, la semplicità, determinazione e umiltà.

E bravo Filippo!  😎

Terminato l’evento, siamo rimasti in contatto ovunque: ci siamo sempre seguiti sui social e ci siamo scritti abbastanza … non in termini di quantità ma di qualità: lontani ma con abitudini differenti. Poi il 14 maggio 2017, alle ore 18:44 mi ha scritto: “(…) a luglio parto per Nairobi per il social innovation program”. E’ stato bellissimo ricevere un messaggio perché per me, l’Africa, rappresenta una seconda casa – è come avere un desiderio continuo nel cuore, una sorta di mal-d’Africa di cui tanto si parla.

 

Se hai perso qualcosa della tua vita e non sai dove cercarla, forse hai bisogno di un viaggio diverso, un approccio meno occidentale, un esperienza dove più dai e più ricevi e nella quale troverai dei nuovi valori solo dopo aver iniziato il cammino.
– Filippo 

 

Un Filippo a Nairobi: perché?

Ecco che Filippo è tornato, dopo i suoi 5/6 mesi passati a Nairobi tra formazione, networking, relazioni … e rinascita. Il 14 dicembre, pubblica una foto dove tra le persone da incontrare nel 2018 compaio anch’io: che grandissima figata!

 

 

Non vedo l’ora di poter riabbracciarlo dopo tempo: perché quando un Amico è vero, anche il tuo tempo assume un significato spettacolare. Ci prendiamo un caffè. E cominciamo a chiacchierare mentre le strade di Milano si riempiono di gente e le persone scorrono velocemente le mani sui macbook … come se tutto fosse così urgente da fare. Per me, oggi, la grande priorità era dedicare del tempo all’Amicizia, al racconto.

… mi ha fatto riflettere su alcune cose che mi piacerebbe davvero condividere con voi.

Entrambi, abbiamo preso delle nuove strade, delle decisioni: per noi il 2017 è stato l’anno della svolta! Un anno dove abbiamo avuto il coraggio di alzare la mano, di dire basta.

 

Ho imparato che per me è importante sentire che sto facendo la differenza in qualcosa. E fare differenza è in definitiva ciò che è più importante per la propria felicità e soddisfazione.
– Filippo 

 

Una delle riflessioni nasce proprio dal cambio di lavoro.
“Ti licenzi dal tuo capo o dal lavoro?” – a pensarci mi salgono i brividi. Siamo schiavi di modelli di leadership ormai obsoleti; di modelli di leadership che calano dall’alto e si dimenticano della passione e dei veri valori che ogni individuo può portare in azienda, può mettere a fattor comune all’interno della propria società.

Tutti, ad un certo punto, passano la fase in cui … (al di là della taglia dei pantaloni) la vita va stretta. Cresciamo con dei valori e dei modelli – che anche da piccoli – difficilmente abbiamo la possibilità di sperimentare perché calati, anche qui, dall’alto: dai genitori, dalla famiglia, dalla scuola… e quando veniamo catapultati all’interno della società, tutto cambia: sperimentiamo nuovi ambienti, creiamo nuove relazioni, viviamo un mondo tutto diverso da quello che, spesso, ci viene presentato.

Ed è allora che cominciamo a parlare di rinascita più che di una crescita.

Perché rinascere è quando capisci che non dobbiamo sostituire la persona con il digitale perché il digitale rimane uno strumento che deve ascoltare; uno strumento, un mezzo che dobbiamo imparare, studiare, formare – non dobbiamo essere noi a lasciarci modellare. “E non sono i robot – come dice la cara Amica Nicoletta Boldrini – che sostituiranno le persone; siamo noi che ci lasciamo sostituire nel momento in cui non siamo in grado di organizzare il centro cervello a quel salto culturale, creativo, emozionale e formativo”.

La sfida è semplice.

Dobbiamo tornare a vivere: siamo umani e amarci è la cosa più bella. Solo amando e amandoci saremo in grado di creare un network bellissimo, unico e pieno di stimoli e cose davvero ad effetto … yeah!

Dobbiamo tornare a esprimere emozioni, a scrivere e riempire le pagine bianche della nostra vita, delle nostre agende trovando un momento in cui lasciar parlare il nostro cuore, la nostra mente… lasciar parlare noi stessi di quello che semplicemente abbiamo vissuto e condiviso durante la giornata.

Dobbiamo imparare a raccontare i fallimenti (e qui, ringrazio l’Amico Simone Terreni per il post che ha pubblicato in questi giorni) e da questi rialzarci sempre con ottimismo, sorriso e voglia di fare e di chiedere scusa: non sono atti di eroismo ma … è la semplicità con cui raccontarci all’esterno diventa qualcosa di davvero emozionante capace di colpire ed essere vero.

… e allora, salutiamoci così
Si impara tanto dai bambini guardando dal basso…

Fabio Parolini

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On 30 gennaio 2018
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