Viaggiare lavorando
o Lavorare in Viaggio

Lavoro, Tempo Libero Comments (0)

In questi giorni – dopo aver steso il mio #businessplan ed essermi strappato i capelli – ho pensato agli argomenti da scrivere/trattare in queste settimane. Ho lasciato spazio all’immaginazione, agli articoli che quotidianamente leggo e cerco, alle considerazioni di alcuni blogger, agli eventi che popolano il web e oggi mi trovo qui a scrivere questo articolo. Ammetto la difficoltà e la complessità dell’argomento e sicuramente quello che scriverò non sarà del tutto semplice da analizzare nel dettaglio (sarà ma a me le cose complicate mi piacciono perché mi permettono di interrogarmi in un tempo brevissimo e, nella loro distruzione psicologica 😀 aprono la mia visione verso il mondo che mi circonda)! Quindi, I’m ready …

Viaggiare lavorando o Lavorare in Viaggio / all’apparenza sembra ci sia poco da dire ma dalle frasi che day-by-day mi sono appuntato sembra che questo articolo abbia bisogno di una quantità di caratteri indefiniti: cercherò di usarne poche e di centrare l’argomento/i senza lasciarmi prendere da disturbi. Il titolo, racchiude in se diversi argomenti, racchiude svariate teorie, infinite risorse e per semplificarlo, ho pensato di creare un sottotitolo perché esser Social e fare Communication è saper comunicare con la massima semplicità:

Mobilità

… gran parte del tempo che occupa le mie giornate, lo passo in viaggio: Lavoro, Eventi, Workshop, Serate… e fino a qualche settimana fa tutto questo tempo lo passavo in macchina. Per me la macchina è uno dei mezzi di trasporto più comodo: sono d’accordo che inquina ma ti permette di aprire gli occhi e svegliarti subito la mattina perché devi prestare la tua totale attenzione a te per il bene di chi ti sta attorno. I mezzi di trasporto pubblici, invece, occupano solamente un solo slot del tuo cervello che si occupa di concentrazione e attenzione per la fermata successiva 😀 prima di evitare di dimenticarti e trovarti al capolinea (non ho di questi problemi perché in ogni caso … scendo al capolinea!). La macchina ti da l’opportunità di guardare come vivono le altre persone sul loro mezzo a quattro ruote; ti lascia indipendente; ti da la sensazione di come le persone reagiscono alle azioni e alle reazioni (…qualche volta con quale gestaccio o qualche urlata fuori dal finestrino contro – magari – il tizio che a 90 anni suonati con il bastone sta attraversando sulle strisce pedonali e a te viene da urlare “ciccio, è mattina… rilassati / ci vedi che sta attraversando e ha il bastone?”). Da qualche settimana sono tornato a fare il pendolare sui mezzi pubblici scegliendo il treno per comodità: una vera sfida con me stesso… Avevo bisogno di un pò di tranquillità, di calma; avevo bisogno di camminare un pò e lasciare che i miei neuroni (gli ultimi rimasti) prendessero un pò di aria / freddo (gelo!), avevo bisogno di … scrivere e finire un pò di lavori 🙂

stazione_centrale

Ho deciso così negli ultimi viaggi in macchina e nei primi in treno, di osservare le persone o meglio i miei colleghi di viaggio e capire quali sono gli atteggiamenti, reazioni, comportamenti di ognuno in riferimento al mezzo di trasporto usato! Cercherò di analizzare nel dettaglio le singole frasi che compongono il sottotitolo perché in ognuna di esse, sono racchiuse un’enorme quantità di informazioni…

  • _Gente che viaggia
    Sono davvero tante le persone (studenti e lavoratori) pendolari che ogni mattina occupano le strade spostandosi con diversi mezzi di trasporto / e parlo di Milano. Ho fatto una ricerca sul Web ed ho ottenuto dei risultati che mi hanno lasciato un pò stupito. Si parla di circa 800mila persone che ogni giorno si spostano da/a Milano – comunque nell’hinterland: di queste il 75% si muove con la propria auto, il 15% con i treni e il 10% usa metropolitana e autobus. Numeri non indifferenti che fanno riflettere. Numeri che lasciano percorrere la mente e aprono un altro tema: quante aziende ci sono nell’hinterland? Quanti lavoratori occupano aziende e uffici? Ma di questo 🙂 ci penseremo prossimamente. 800mila persone popolano quotidianamente la città per raggiungere posti di lavoro, scuole, università… Questo per dire: la gente viaggia! Il viaggio sembra quindi essere l’attività principale / la prima attività della giornata di ogni persona. In media i pendolari (intesi come tutti coloro che viaggiano) occupano più di un’ora (c.a. 72min.) per spostamenti tra andata e ritorno; a fine anno si parla quasi di c.a. 30 giornate lavorative (1 mese). Pensando di ridurre i tempi di spostamento da 72min. a 30min., si arriverebbe a risparmiare in media (annualmente) 18 giornate perse tra il traffico e le attese per i mezzi di trasporto: in questo modo aumenterebbe la qualità del lavoro permettendo un incremento di produttività all’interno di aziende, uffici, scuole; migliorerebbe anche la qualità di vita delle persone. Ecco allora il motivo per il quale diventa importante la Network Mobility così come il CoWorking (di cui me ne occuperò in uno dei prossimi articoli)

  • _Network Mobility
    Persona e Azienda. Studente e Scuola. Due mondi a confronto. Due mondi paralleli! Perché? Lavorare in Mobilità significa essere aperti al mondo in cui ci troviamo, in cui viviamo; lavorare in mobilità significa scavalcare le barriere, l’ostacolo e il concetto di Security che ci rende schiavi – senza a volte accorgerci – perché il concetto di Security che abbiamo in mente o che ci viene disegnato è ben diverso da tutto quello che racchiude in se. La Security è associata al concetto di Brand Reputation dove per Brand intendo la nostra immagine / il nostro io che si crea e viene disegnato dai nostri profili Social, con i nostri Status, le nostre immagini. Quello che siamo chiamati a fare senza dimenticarcene, è monitorare la Rete! Se tu, utente monitori la rete, i tuoi competitor, le persone che come te hanno lo stesso profilo vuol dire che (1) tu sei presente sulla rete, (2) i tuoi collegamenti o follower o amici sanno che possono contare su qualcuno sempre senza aspettare. Le aziende, nel 2015, sono chiamate a spalancare le loro porte al Web e ai Social Network senza paura in un mondo che sta viaggiando alla velocità 2.0 e tra poco – con l’avvento dell’IoE – a 3.0; viene chiesto alle aziende di fare engaging con i dipendenti perché in questo modo la produttività aziendale aumenterebbe nella sua crescita: se solo si guardasse al tempo speso dalle persone / risorse sui Social Network e lo si calasse internamente in azienda creando Community, studiando e organizzando un Enterprise Social Network ad hoc … Perché dico questo? Basti pensare al fenomeno del BYOD, alla creazione di Community per interagire con i propri employee, collaborazione e sharing tra Business Social Page. La difficoltà / l’ostacolo più grande / lo scoglio quotidiano è “abbiamo sempre fatto così…” ma è il compito di ogni persona: è con il coinvolgimento, la collaborazione, lo sharing che possiamo fare di questo mondo un mondo migliore e se non siamo noi che lo rendiamo migliore con un nostro contributo chi lo fa per noi!? Cambiando la mentalità aziendale, per esempio, la risorsa si sentirebbe parte della propria azienda, partecipe, felice di alzarsi la mattina e portare profitto al proprio lavoro e dall’altro lato l’Azienda avrebbe tutte le carte per sentirsi importante per i propri dipendenti. Lo stesso, accadrebbe anche per gli studenti nei confronti della scuola 🙂 ed in riferimento a questa ultima affermazione riporto una frase dell’intervento della prof.ssa Dianora Bardi all’evento di qualche giorno fa sull’IoE di CISCO – “il digitale è inevitabile e i professori vanno formati. Non basta mettere un tablet in mano agli studenti: se non si cambia metodo di insegnamento, gli studenti si distraggono e il tablet diventa uno svago, non uno strumento per apprendere“. Questo per capire che siamo – che lo vogliamo o no – in un mondo Digitale e le persone vanno formate, bisogna investire nelle ore di formazione per aumentare il know-how delle persone. Bisogna cambiare modo, bisogna cambiare metodo… ma lavorando in mobilità, qual è il comportamento delle persone? Perché si passa dalla schizzofrenia alla tranquillità alla paura alla tensione? Nasce così il desiderio di parlare di Psicologia del Traffico

  • _Psicologia del Traffico
    Qualcuno ne avrà già sentito parlare mentre per qualcuno sarà un nuovo concetto / una nuova disciplina. Lo ammetto e sono sincero: io ne ho sentito parlare da qualche mese e mi sono appassionato: è un argomento che mi piace. Ecco perché ho preso la decisione di collegarlo al Network Mobility. Osservare gli altri durante gli spostamenti è davvero qualcosa di incredibile perché ti accorgi della differenza delle persone che ti circondano, ti accorgi di come le persone reagisco, ti accorgi chi è la persona che ti sta accanto. Una curiosità nata dal cercare di capire e comprendere lo scatenarsi di reazioni e azioni di chi viaggia, di chi quotidianamente è in giro. Per approfondire questo tema, ho deciso di scrivere 3 domande e di intervistare la Dott.ssa Rita Ciceri che ho la fortuna di conoscere. Una docente ferrata sul tema della Psicologia, una persona che ammiro molto, un Amica con cui ho avuto modo di discutere, parlare più volte di temi lavorativi e attuali, di farmi analizzare. La Dott.ssa Rita Ciceri è Professore associato di Psicologia Generale presso la Facoltà di Psicologia, Responsabile dell’Unità di Ricerca di Psicologia del Traffico e del Laboratorio di Psicologia della Comunicazione dell’Università Cattolica. Qualche mese fa, abbiamo viaggiato insieme una mattina in direzione ufficio e ci siamo sbizzarriti nelle chiacchiere parlando appunto di traffico, di persone. Lascio spazio alle sue risposte prima di concludere l’articolo tirando le somme e inglobando così il concetto di Viaggiare lavorando o Lavorare in Viaggio.

 

Parola alla Dott.ssa Rita Ciceri

Perché è così importante una Unità di Ricerca come Psicologia del Traffico?

Perché il punto di osservazione, diventa l’utente: pedone, driver, viaggiatore. Questo consente di studiare e poi programmare interventi che tengono conto del comportamento umano, considerato peraltro come il principale fattore (si parla del 70-75%) degli incidenti stradali

Psicologia del Traffico: quali sono le principali azioni e reazioni dei viaggiatori?

Sono molte e riguardano aspetti cognitivi – percettivi (esplorazione corretta del campo visivo, riconoscimento delle comunicazioni che riguardano la strada) ma anche di coordinazione motoria (intervallo psicotecnico di risposta a eventi improvvisi e potenzialmente pericolosi) e anche emotivi e di salute (la collera da traffico, lo stress generato dalla quotidiana esperienza di difficoltà di spostamento: ritardi, ostruzioni, etc…)

Hai mai pensato di associare la Psicologia del Traffico con il tema dei Social?

Ci sono interessanti esperienze come quelle che prevedono l’informazione OnLine riguardo alla situazione stradale che avviene tra auto, ma anche i portali (molti) di utenti che permettono di segnalare e condividere problemi, o ancora più in generale nuove tecnologie utilizzate per monitorare e aiutare chi guida. Va segnalato, poi, il problema condiviso sui Social di scelte di mobilità sostenibili

Ecco la Dott.ssa Ciceri in una delle sue spiegazioni sulla Psicologia del Traffico

Attenzione alla strada!
Lavora: Mobility-ON
… lasciati coinvolgere
Viaggia sempre!

il Fabius!

 


 Fonti e Link

Il Web … grande fonte di informazione!

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On 17 febbraio 2015
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